Casa di Natale #2011
Il Natale è nell’aria già da un pò. Si respira nelle corse in centro e nel traffico pomeridiano da centri commerciali stracolmi.
Questo che arriverà, sarà il primo natale, da cinque anni a questa parte, che passeremo separati. Questioni logistiche varie ci hanno costretto a prendere questa decisione e, in parte, è il prezzo da pagare dell’avere le rispettive famiglie d’origine ai lati opposti dello stivale. Ma, senza volerne fare una tragedia, ci ritroveremo a casona bbea prima di capodanno, per festeggiare insieme l’arrivo del 2012.
Nel frattempo, anche quest’anno, come tutti gli anni, il diavoletto del natale ha preso possesso di me e mi ha trasformato in una macchina dispensatrice di decorazioni natalizie che ho opportunamente collocato in ogni angolo libero della casa. Il trovarci poi in una casa nuova, per così dire da “benedire”, ha fatto il resto.
A voi il risultato. Per gli auguri di Natale però è ancora presto.
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A casa nuova ci siamo ormai abituati.
Questa casa ci ha “parlato” la prima volta che l’abbiamo visitata e continua a farlo, a coccolarci. E siamo felici che anche i nostri amici sentano questa influenza positiva, come la chiama qualcuno.
Mancano i quadri, ma li lasceremo aspettare. E manca anche il giardino, ma in questo caso ci giustifichiamo ricordandoci che esistono le stagioni per qualche buon motivo. In autunno l’erba e gli alberi dormono. E noi li lasceremo dormire.
Mi piacciono il silenzio assoluto che c’è qui e il vento sempre presente. Mi piacciono anche gli uccelli notturni che non si vedono ma si sentono e sono le uniche interruzioni al silenzio citato prima.
Ho sempre pensato che sulla gestione di una casa nuova, io e l’ammoe mio beissimo ci saremmo sbranati. Io più progettual-ingegneristico, lui più immaginifico. Invece no: l’abbiamo costruita a nostra immagine e somiglianza e, senza neppure tanti compromessi, abbiamo trovato le soluzioni giuste per i gusti di entrambi. Forse siamo meno diversi (…ancor meno diversi) di come noi stessi ci descriviamo. E’ per questo che quando qualcuno ci chiede: “chi ha scelto il colore di questa stanza?”, intendendo implicitamente che tale scelta possa essere stata fatta solo da uno dei due, rimaniamo un po’ imbambolati e non sappiamo cosa rispondere. L’abbiamo scelto assieme, va da sé. I colori come tutto il resto. Magari ne abbiamo discusso qualche giorno, ma alla fine l’idea conclusiva derivante dal confronto era molto migliore delle due idee iniziali, a volte molto distanti tra di loro.
Gattinobbèo si è più che abituato, ora può scegliere dove dormire tra due letti e un divano (e tra un po’ anche una poltrona) e l’ozio ormai è diventato parte predominante della sua esistenza. E’ grasso (anche lui) e la pancia molliccia gli copre le zampe posteriori quando sta “in piedi” sulle zampe anteriori.
Vi promettiamo un video (in fase di montaggio) e, speriamo, un po’ più di vita su questo blog.
Di pacco in pacco!
Siete dei malpensanti! I pacchi sono quelli veri.
Ora abbiamo due case ma è come non averne nessuna. Nessuna ordinata e decente, voglio dire.
Ieri abbiamo preso possesso di casa nuova! Il signor P. ci ha riempito di chiavi, stordendoci con le spiegazioni su come usarle. Ha assistito a tutta l’infinita spiegazione il signor pittore, che dopo pochi minuti abbiamo stordito noi comunicandogli i ben sei colori (più il bianco) che vogliamo avere a casa. Se, infatti, siamo partiti con l’idea di avere una casa tutta bianca, dopo aver avuto in mano la “mazzetta dei colori” per due sere, ci siamo convinti che almeno un rosso, un celeste, un verde scuro, un lilla, un crema e un giallo ci vogliono proprio, un po’ qua e un po’ là.
Certo, non ci sentiamo ancora a casa nostra, tutto è nuovo, ma stasera già è andata meglio. Dopo il lavoro ci siamo passati e abbiamo cenato lì, a base di tramezzini confezionati e succo d’arancia a bassa acidità. Seduti sulla panchina di legno (gentile omaggio dei venditori) in veranda. Che pace!
Abbiamo anche conosciuto il primo vicino, il famoso single sul quale già Per sta formulando varie teorie esistenziali. Non ricordo il nome ma ci ha dato il benvenuto molto cordialmente, col giusto livello di socievolezza. Chissà!
Fra una settimana i pittori se ne andranno e comincerà il bello: pacchi da trasportare lì, aprire, per poi decidere dove mettere la roba che contengono. Tantissima roba, troppa. Siamo in due ma sembra che si stia trasferendo un esercito. I vestiti dovrebbero semplicemente scadere dopo un po’, liquefarsi, sparire. Non è possibile ritrovare maglioni di quindici anni fa ancora perfetti e portabilissimi!
A dirla in breve: viviamo un mix di eccitazione infantile e di stanchezza infinita alla sola idea delle tantissime cose da fare.
Ma Casonabbèa è bbèa! Per domani vi prometto un video, al solito molto cretino, che ritrae la prima spedizione in ricognizione!
Be proud: versione 2011.
E’ stato un gran bel Pride. Comparato con quelli degli ultimi anni non c’è proprio paragone. E lo confermano anche quelli che, rispetto a noi, vantano una “carriere” più che decennale. E il mio giudizio è positivo non solo per il numero dei partecipanti, che ormai tutti conoscono, un fiume in piena: è positivo perché, se dovessi usare due soli aggettivi per definirlo, direi “maturo” e “consapevole”.
Rimaniamo convinti che tutti, gay o etero, dovrebbero partecipare almeno a un pride (e ieri una outsider ce l’abbiamo portata!). Perché sono certo l’allegria, il benessere e il senso di libertà che si respira, facciano bene a tutti e che tutti abbiano bisogno, almeno una volta all’anno, di percorrere le strade di una città sentendosi chiaramente “abbracciati” da un gran numero di sconosciuti in cammino verso una stessa direzione. Tutte le volte diciamo che i nostri genitori dovranno prima o poi parteciparvi: siamo sicuri che, dopo i primi dieci minuti di normale imbarazzo, comincerebbero a sorridere e a capire più di quanto non stiano già facendo oggi.
Se dovessi fare un commento meno positivo, direi che mi sarei aspettato una partecipazione più internazionale, più europea, appunto. Oltre a qualche viso tipicamente non italiano non ho visto molto di più. Forse perché, altrove, i diritti che noi ancora elemosiniamo sono già stati concessi da qualche anno? Perché mai uno spagnolo e un’inglese dovrebbero scomodarsi a venire fin qui per chiedere quello che hanno già? Siamo convinti che un pride non avrebbe senso se la discriminazione non fosse vera e attuale. Dall’altro lato, però, se quello di ieri è stato un Europride sostanzialmente nazionale, allora vuol dire che qualcosa si è risvegliato e che siamo usciti almeno un po’ da quel torpore immobile che ha caratterizzato gli ultimi anni.
E poi ieri Roma era bellissima.
Il finale della “big parade” ha visto Lady Gaga come protagonista. (E anche questo tutti lo sanno). Noi purtroppo non siamo potuti rimanere ma abbiamo rivisto il suo discorso questa mattina grazie a internet. Che dire? Che mi ha stupito. E vorrei anche dire che un discorso come il suo, quindici minuti di buon senso, umanità, ragionevolezza, concetti universalmente riconoscibili, vorrei una buona volta sentirlo almeno da un politico italiano di rilievo. Ecco, non chiedo che tutti la pensino in un certo modo, ma che almeno uno sì.
Sulla partecipazione di Lady Gaga, poi, ho un’altra considerazione da fare. Se non ci fosse stata lei chi avrebbe parlato? Sempre i soliti? Avrebbero detto le stesse cose che abbiamo sentito negli ultimi cinque anni? Insomma, oltre al grande richiamo mediatico che l’evento ha avuto anche grazie alla partecipazione dell’artista americana, non è che la sua presenza è servita almeno un po’ anche a coprire l’assenza di una precisa strategia per il futuro?
Agenzia immobiliare #5
E alla fine ci siamo quasi: entro la fine di questa settimana casettabbea sarà venduta e, a seguire, formalizzeremo l’acquisto della nuova casa.
Ne parlavamo poco fa a cena, io e l’amoe mio, davanti a due schifosissimi carciofi bolliti comprati per diventare un piatto da nouvelle cuisine e andati incontro, invece, ad un destino rovinoso (e poco gustoso, ahimè).
Più si avvicina il fatidico giorno, insomma, più cresce in noi un senso di tristezza, preludio del distacco. Tutta questa avventura è nata per caso, quasi per scherzo e, in meno di sei mesi, ci siamo ritrovati con una nuova casa che non avevamo cercato nè voluto.
Insomma, se ci avessero detto, appena sette mesi fa, che nel 2011 avremmo cambiato casa, ci saremmo fatti una grassa risata. Conseguenza di ciò è che ci è completamente mancata la consapevolezza dell’ “ultima volta” per tutto ciò che ha caratterizzato, prima di oggi, le nostre estati. Ancora ieri ci chiedevamo, ad esempio, se faremo in tempo a vedere le ortensie fiorire; se il clima sarà clemente e ci consentirà, prima di andare via, di cenare nel terrazzino con ancora un pizzico di luce del giorno; se farà abbastanza caldo per sdraiarci sotto l’albero rosso, a farci le coccole, in una sera d’estate e alla luce di una candela profumata accesa.
Che poi forse, chissà, tutte queste cose potremo farle ancora: forse potremo farci le coccole sotto un altro albero o potremo attendere la fioritura di altri fiori o potremo osservare, dal pavimento, un altro cielo stellato.
L’amoe mio, poi, ha deciso che casa nuova merita un cane e, in effetti, il piccolo giardino attorno alla casa sembra fatto apposta per un piccolo amico a quattro zampe. Inoltre tutti i nostri vicini hanno un cane, pertanto non possiamo e non vogliamo essere da meno, quindi non appena ci saremo sistemati ci faremo un giretto in un paio di canili.
Dal punto di vista pratico, come da copione e malgrado il tanto parlare, siamo arrivati all’evento totalmente impreparati, anche dal punto di visto organizzativo. Pertanto per le settimane a venire saremo completamente assorbiti dal fare e disfare scatole, montare e smontare mobili, contattare banche, notai, muratori, fabbri.
Se ne usciremo vivi, vi racconteremo come è andata.
Ritorno alle origini.
In queste settimane di cambiamenti, abbiamo sentito la mancanza della nostre amate matitine.
Così ci avete conosciuti, così abbiamo voglia di tornare, almeno per qualche giorno.
Nel frattempo, se qualcuno volesse darci una mano a preparare gli scatoloni, ci farebbe cosa ben gradita.
Baci bei a tutti.
Agenzia immobiliare #4
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Se c’è una cosa che abbiamo capito sul comprare e vendere casa è che i pochi minuti di una prima visita non servono ad altro che a farsi un’idea generale sull’immobile e che, solo dopo attenta riflessione su quello che si è visto nella prima visita, nella mente dell’acquirente si materializza l’interesse per l’acquisto. Nasce così il desiderio di rivedere “meglio” la casa.
Chi ha venduto una casa sa già che nessun possibile compratore è veramente tale se non ha già fatto una “seconda visita”. La prima visita, insomma, non è impegnativa, può essere fatta per sola curiosità o per passatempo. Ma la seconda visita è già un mezzo impegno: manifesta interesse e conduce, di solito, alla trattativa.
Nel diario delle visite, casetta nostra è stata già vista da tanta gente che è entrata nella nostra quotidianità per qualche minuto, giusto il tempo di sbirciare e di andare via. Pochi però sono tornati e al momento soltanto in due hanno manifestato la volontà di impegnarsi nell’acquisto.
Ed è qui che si apre la fase tre: il compratore fa un prezzo, il venditore lo accetta o ribatte con una controproposta e così via fino all’intesa.
Trovata l’intesa economica si apre, infine, la fase burocratica della vendita. Nel nostro caso, questa fase sta andando così: il possibile compratore chiede i documenti dell’immobile e li fa visionare ad un notaio il quale, a sua volta, chiede altri documenti di cui non abbiamo mai sentito parlare. Ecco allora che si corre da un ufficio all’altro del comune per recuperare pezzi di carta con un timbro senza i quali il compratore (che nel frattempo è diventato l’unico possibile) non compra. Ci stiamo facendo una cultura in materia edilizia: adesso sappiamo cosa vuol dire abitabilità, agibilità, sanatoria, condono, conformità degli impianti, persino usi civici (che non è il numero civico, sia chiaro!).
Insomma, la vendita di casetta bbea ci sta facendo ammattire. E la cosa ci disturba parecchio, visto che a poco più di due mesi dal trasloco dovremmo essere concentrati al 100% sulla nuova casa e su quello che sarà e invece ci troviamo costretti a mettere le pezze su errori fatti da precedenti proprietari di cui conosciamo solo il nome e null’altro.
Riassumendo, abbiamo due consigli per voi: 1) Se comprate casa aprite bene gli occhi e non fidatevi di chi vi dice che un documento X non è necessario. Non sarà necessario per l’acquisto ma lo sarà di sicuro nel caso decidiate di vendere; 2) Se vi è venuta in mente l’idea di vendere casa, non vendete! Tenetela, affittatela e monetizzate. Non so se vi aiuterà dal punto di vista economico, ma sicuramente vi risparmierà una bella gastrite.
Bacetti bei a tutti!

