24 gennaio 2010.
Buona sera!
Sì, siamo spariti da un po’. Senza una speciale ragione. Semplicemente questo gennaio si sta svolgendo all’insegna di una certa “asocialità“, anche rivolta al mondo virtuale che ci circonda, e che ci fa preferire il calduccio della nostra casetta e il plaid sul divano A qualsiasi altra cosa. Blockbuster, inoltre, ringazia.
Unica eccezione si è vista ieri: nel pomeriggio siamo andati a visitare l’Ara Pacis e l’annessa mostra sul design italiano del ‘900 mentre la sera siamo andati a vedere “A Single Man”. Sala piena, pochissima presenza di finocchi, nessun commento tra il pubblico di fronte a immagini esplicitamente omo: chissà, si staranno abituando. Giudizio sul film? Un parere definitivo ancora non ce l’abbiamo. Sicuramente fatto molto bene, con alcuni spunti interessanti, anche se avrebbe potuto svilupparsi in maniera più consistente. Una cosa però è certa: non siam contenti se nei film (e nei libri) a tematica non c’è sempre il morto di mezzo (in questo caso due). E’ triste a dirsi ma è come se, per arrivare a trattare dei sentimenti, dell’amore, distinguendo implicitamente dalla pura e più banale sessualità, si debba passare sempre dal più tragico dei fatti. E’ come se fosse lasciato al dolore provato da chi sopravvive il compito di dimostrare che quel rapporto che c’era prima, e ora non c’è più, era meritevole di un certo rispetto da parte di tutti. La morte accomuna gli amori “normali” a quelli “anormali”.
Così siamo usciti dal cinema un pochetto tristi ma molto innamorati!
Come cercavo di dire all’inizio, in questo periodo abbiamo entrambi la mente un po’ persa su pensieri vari: dal lavoro di Per che forse sta cambiando, dal mio che si fa complesso e un interrogativo si fa sempre più pressante: come fare a passare molto più tempo assieme, in un’attività che ci faccia sentire davvero realizzati, in una città meno complessa? Forse solo una vincita alla lotteria potrebbe qualcosa…
Fondamentalmente, ci manca una vacanza all’orizzonte!
Ma quanto ci somigliamo?
Tanto!
Ma tanto quanto?
Tanto tanto
Prima di annunciare l’imminente apertura di un ristorante con annesso B&B sulle colline di Valdobbiadene vi consiglio di leggere Kitchen Confidential. Mi siete mancati.
Mi stavo chiedendo dove foste spariti e ora che avete dato prova di essere ancora vivi e in salute sono più tranquillo…
E’ normale avere voglia di staccare da tutto e tutti a volte, riappropriarsi di spazi e tempi da vivere in una sfera più privata e consapevole.
Spero che i dubbi sia presto sostititi da nuovi progetti e qualche certezza e nel frattempo godetevi a fondo il vostro amore, che quello è raro non si trova ovunque.
Siete tornati! Era ora (controllate Facebook..).
A single man è la prova evidente che non bisogna mai dare i brillantini ad una checca modaiola: onestamente mi è sembrata una estenuante trafila di tragicomicità così glamour e patinate da risultare… inevitabilmente kitsch. Basti pensare ai dieci (DIECI) minuti di morte finali, alla profusione di violini ovunque, alla cura ossessiva per l’immagine. Mi è parso di assistere a una lunga, chiccosissima pubblicità di Calvin Klein per nulla in tono con la storia narrata.
Però Colin mi è piaciuto.
Così come i flash-back e il relativo uso del colore.
E basta.
@Rosa, @Asa, @Benedictus: noi vi amara tanta!
@Il quasi:
lo ammetto: mi sono fatto incantare dall’uso del colore! E così sei andato a vederlo senza dire niente?
Ohi, non andate via da Roma prima di riuscire a incontrarci!
@il quasi: abbiamo controllato fb ma non ci sta comunicando nulla di interessante
Come vi capisco, mi trovo nel medesimo guado, specie lavorativo…
e un sacco di pensieri, sui quali, almeno in parte, non posso fare nulla.
Se aprite il vostro ristorante io ci sono, grandi sorrisi, gambe e braccia lunghe, una cameriera perfetta!
Ciao cari,
ma certo! alcune volte bisogna anche prendere tempo per se stessi e riposare. l’importante è che stiate insieme e vi supportiate a vicenda nei momenti di dubbio. I dubbi sul lavoro e sulla nostra soddisfazione li abbiamo sempre tutti noi, purtroppo. Bisogna cercare di andare avanti anche se il lavoro non piace, visti i tempi che stiamo attraversando.
Un salutone.