Archivio di Giugno 2010

Sms

Formattare il cellulare e installarci l’ultima versione del firmware può essere una buona occasione per fare pulizia. E per scoprire che dei quasi mille messaggi che ci dormono dentro, tre sono mms con foto dei fiori di montagna che mia madre ama mandarmi (ancora si stupisce che si possano spedire le foto col telefono) mentre tutti i rimanenti sono sms dell’amore mio, risalenti anche al periodo in cui eravamo solo amici.

E’ significativo che abbia deciso di tenere quei messaggi proveniente da quel caro amico. Anche se all’epoca non ci sarebbe mai venuto in mente di poter un giorno essere non solo “sposati” ma neppure davvero qualcosa in più di buoni amici, leggendoli si capisce che c’era qualcosa di speciale. Ci abbiamo messo diversi mesi e rimesso centinaia di telefonate per interpretare questo qualcosa ma alla fine ce l’abbiamo fatta, eccoci qui, e questo è l’importante.

Dentro ognuno di quei testi, anche se gli argomenti spaziavano dal lavoro alle mie avventure, stavano nascosti una tenerezza e una delicatezza che attendevano solo il momento di saltare fuori, anche contro le nostre stesse volontà. Rileggendoli, anche se spesso è stato mantenuta solo la voce di uno dei due (per quell’antipatico privilegio che i cellulari danno ai messaggi ricevuti e noi ai messaggi inviati), è possibile ricostruire (e rivivere) i passi principali della nostra conoscenza prima da remoto, la vita che ognuno di noi faceva all’epoca, il momento in cui la convivenza è cominciata, i problemi e le incertezze di quel periodo, la fase della stabilizzazione fino ad arrivare a oggi.

“Come siamo cambiati”, penso. Come siamo così anche identici, però. Differentemente identici, direi. Non solo noi siamo cambiati ma anche il mondo esterno, il nostro ambiente, che ci influenza coi sui tempi e i suoi ritmi. E a questo “mondo estero” pensiamo spesso in questo periodo, interrogandoci su chi sta vincendo, lui o noi. La domanda ricorrente è: “come fare a passare più tempo assieme?” Come fare a gustare ogni secondo di questa vita assieme che ci è stata regalata? Come non perdere nessun sorriso, nessun suono, nessuna parola dell’altro?

Salina.

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[...] Quand’è stata la prima volta che ho provato questo incantevole abbandono, possibile solo in due? La quiete che avvertiamo quando siamo soli, la sicurezza di noi stessi nella serenità della solitudine non sono niente in confronto al saper abbandonarsi, al saper aspettare e al saper ascoltare che si vivono con l’altro, in una complice compagnia… [...]

Muriel Barbery, L’eleganza del riccio, p. 271

Questo è stato un lunedì davvero difficile come del resto lo sono tutti i lunedì che seguono un fantastico weekend. Deve esistere un processo di compensazione automatica: più si sta bene oggi meno si starà bene domani. E poi si ricomincia. Se, poi, non si tratta di controbilanciare un solo fine settimana ma addirittura cinque interi giorni di mare e (poco) sole, allora potete immaginare com’è andata oggi. Ebbene sì, siamo sempre in giro. Questa volta è toccato all’Isola di Salina, che ci ha ospitati per qualche giorno, che ci ha regalato solo un accenno di estate ma davvero tanta serenità, proprio quella di cui abbiamo bisogno per vedere più chiaramente. La nostra pelle è vagamente abbronzata, le nostre panze sono grosse (non vagamente), due limoni siculi rubati troneggiano sul nostro portafrutta e uno dei pensili della cucina è impestato dell’odore dei famosi capperi.

Passerei giorni interi, mesi interi, su di un motorino piccolo e lento ma affidabile con l’amore mio seduto dietro di me che parla siciliano (o, almeno, ci prova) e canta a squarciagola canzoncine che si è inventato lì sul momento.

E passerei anche serate intere a giocare a “Tabù″ con le Signorinelle e le nostre nuove amiche (che d’ora in poi chiameremo “Le ragazze”). Penso che l’amicizia, quella vera, si riconosca come ci si riconosce allo specchio ed è questa la sensazione che abbiamo avuto e questa la ragione di quel benessere che abbiamo provato e che ci porteremo dietro a lungo.

Amara tanta.

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