Roma Pride 2010

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Per chi non lo sapesse, ieri a Roma si è svolto il gay pride. Dopo attenta riflessione, io e l’ammoooe mio abbiamo deciso di partecipare, andando oltre alle polemiche politico-economiche e alle divisioni tutte interne al movimento gay. Infondo ognuno di noi va al pride per una ragione tutta sua, ma molti di noi ci vanno per sentirsi più forti, il giorno dopo, quando torneranno ad affrontare da soli la vita di tutti i giorni. Per sapere, insomma, che non si è da soli.


Sms

Formattare il cellulare e installarci l’ultima versione del firmware può essere una buona occasione per fare pulizia. E per scoprire che dei quasi mille messaggi che ci dormono dentro, tre sono mms con foto dei fiori di montagna che mia madre ama mandarmi (ancora si stupisce che si possano spedire le foto col telefono) mentre tutti i rimanenti sono sms dell’amore mio, risalenti anche al periodo in cui eravamo solo amici.

E’ significativo che abbia deciso di tenere quei messaggi proveniente da quel caro amico. Anche se all’epoca non ci sarebbe mai venuto in mente di poter un giorno essere non solo “sposati” ma neppure davvero qualcosa in più di buoni amici, leggendoli si capisce che c’era qualcosa di speciale. Ci abbiamo messo diversi mesi e rimesso centinaia di telefonate per interpretare questo qualcosa ma alla fine ce l’abbiamo fatta, eccoci qui, e questo è l’importante.

Dentro ognuno di quei testi, anche se gli argomenti spaziavano dal lavoro alle mie avventure, stavano nascosti una tenerezza e una delicatezza che attendevano solo il momento di saltare fuori, anche contro le nostre stesse volontà. Rileggendoli, anche se spesso è stato mantenuta solo la voce di uno dei due (per quell’antipatico privilegio che i cellulari danno ai messaggi ricevuti e noi ai messaggi inviati), è possibile ricostruire (e rivivere) i passi principali della nostra conoscenza prima da remoto, la vita che ognuno di noi faceva all’epoca, il momento in cui la convivenza è cominciata, i problemi e le incertezze di quel periodo, la fase della stabilizzazione fino ad arrivare a oggi.

“Come siamo cambiati”, penso. Come siamo così anche identici, però. Differentemente identici, direi. Non solo noi siamo cambiati ma anche il mondo esterno, il nostro ambiente, che ci influenza coi sui tempi e i suoi ritmi. E a questo “mondo estero” pensiamo spesso in questo periodo, interrogandoci su chi sta vincendo, lui o noi. La domanda ricorrente è: “come fare a passare più tempo assieme?” Come fare a gustare ogni secondo di questa vita assieme che ci è stata regalata? Come non perdere nessun sorriso, nessun suono, nessuna parola dell’altro?

Salina.

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[...] Quand’è stata la prima volta che ho provato questo incantevole abbandono, possibile solo in due? La quiete che avvertiamo quando siamo soli, la sicurezza di noi stessi nella serenità della solitudine non sono niente in confronto al saper abbandonarsi, al saper aspettare e al saper ascoltare che si vivono con l’altro, in una complice compagnia… [...]

Muriel Barbery, L’eleganza del riccio, p. 271

Questo è stato un lunedì davvero difficile come del resto lo sono tutti i lunedì che seguono un fantastico weekend. Deve esistere un processo di compensazione automatica: più si sta bene oggi meno si starà bene domani. E poi si ricomincia. Se, poi, non si tratta di controbilanciare un solo fine settimana ma addirittura cinque interi giorni di mare e (poco) sole, allora potete immaginare com’è andata oggi. Ebbene sì, siamo sempre in giro. Questa volta è toccato all’Isola di Salina, che ci ha ospitati per qualche giorno, che ci ha regalato solo un accenno di estate ma davvero tanta serenità, proprio quella di cui abbiamo bisogno per vedere più chiaramente. La nostra pelle è vagamente abbronzata, le nostre panze sono grosse (non vagamente), due limoni siculi rubati troneggiano sul nostro portafrutta e uno dei pensili della cucina è impestato dell’odore dei famosi capperi.

Passerei giorni interi, mesi interi, su di un motorino piccolo e lento ma affidabile con l’amore mio seduto dietro di me che parla siciliano (o, almeno, ci prova) e canta a squarciagola canzoncine che si è inventato lì sul momento.

E passerei anche serate intere a giocare a “Tabù″ con le Signorinelle e le nostre nuove amiche (che d’ora in poi chiameremo “Le ragazze”). Penso che l’amicizia, quella vera, si riconosca come ci si riconosce allo specchio ed è questa la sensazione che abbiamo avuto e questa la ragione di quel benessere che abbiamo provato e che ci porteremo dietro a lungo.

Amara tanta.

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E’ primavera (again).

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Malgrado quest’anno la bella stagione non voglia decidersi ad arrivare, le nostre amiche piante, approfittando di timidi raggi di sole e brevi giornate calde, stanno facendo di tutto per dare il meglio di sé.

Così, ispirati dalla loro perseveranza, lo scorso weekend, messa da parte la pigrizia tipica delle giornate uggiose, abbiamo preso zappetta e paletta e ci siamo dati al giardinaggio. Come ogni anno, quindi, per qualche minuti siamo stati nell’ordine medico legale, per dichiarare ufficialmente qualche decesso, giudice, per ordinare qualche sfratto, chirurgo, per eseguire un paio di interventi e, infine, Sofia Loren alla notte degli Oscar per premiare le nostre piccole Benigni.

Grande dolore, solo in parte condiviso dall’ammoe mio, mi ha procurato la morte delle amatissime figlie emigranti Plumerie che, povere, non hanno retto ai freddi dell’inverno malgrado fossero state accudite e protette come delle neonate. Messo di fronte alla verità, alla fine ho dovuto accettare il fatto che se una pianta che dovrebbe essere verde è diventata prima marrone e poi nera, probabilmente non è il caso di continuare a sperare che venga fuori prima o poi un germoglio da qualche parte…

La scelta più difficile, però, è stata quella relativa alla nostra amica Bouganville che, come tutti voi sapete, ormai ci accompagna da tre anni e che è un pò il simbolo del nostro ammmore. La poveretta infatti, non è mai riuscita a crescere come avrebbe dovuto. Anzi, ogni anno veniva fuori dopo l’inverno sempre più piccola dell’anno prima e con qualche ramo in meno. Così, armati di tanta pazienza, abbiamo cominciato a scavare, scavare, scavare, cercando di non rovinare le radici, per darle un vaso tutto suo e una posizione migliore dove potesse dare il meglio di sé. Adesso siamo in trepidante attesa di vedere come reagirà, ma siamo fiduciosi: dopo una settimana ha ancora tutte le gemme al posto suo vive e vegete. Vedremo.

Grande soddisfazione, invece, ci hanno dato le amiche ortensie, che malgrado il sostanziale abbandono patito quest’inverno, quasi come moto di orgoglio ci stanno riempiendo il terrazzo di fiori, protette dall’ombra del grande albero rosso che pare duplicatosi rispetto allo scorso anno.

Unico cruccio rimane, invece, la nostra amatissima figlia cycas, dalla quale ci aspettiamo il consueto giro di foglioline nuove ma che, fino ad oggi, è rimasta ben chiusa. L’ammoe mio, approfittando di un viaggio di lavoro in Sardegna, ha studiato tutte le cycas incontrate lungo il cammino e pare che quest’anno ci sia uno sciopero sindacale delle foglioline nuove o, più probabilmente, un ritardo dovuto al mancato arrivo della stagione calda. Insomma, attendiamo fiduciosi.

Alle presenze storiche, ovviamente, si sono aggiunte tante nuove amiche: alcune ci faranno compagnia solo per l’estate e poi, ahinoi, ci lasceranno. Altre, speriamo, resteranno con noi a lungo, belle e rigogliose.

Insomma, manca soltanto il nostro tavolo verde, qualche lanterna colorata qua e là ed eccoci pronti per un’altra PerSpa estate.

Baci bei per tutti e qualche foto per i più curiosi.

Maggio 2010.

I PerSpa sono diventati delle amebe, delle creature invertebrate. E tralasciano pure l’amato blog, la loro casa virtuale.

Riconoscere le proprie mancanze è un prima passo per affrontarle, nevvero?

Un po’ di colpa ce l’ha anche Facebook. Leggo sempre più spesso di blog chiusi perché “tanto adesso ci sono social network”. Se penso a questo blog, mi tocca ammettere che non è immune da questa stessa pandemia. E mi dispiace, non solo per questa nostra casa, ma più in generale, perché un blog è diverso da un social network. E’ come se i pensieri, le riflessioni, che prima potevano esere piuttosto estese, lungamente pensate e partorite, ora si siano trasformate in una linea di pensiero che risponde alla domanda costante e scema: “cosa stai pensando ora?” E tutta questa trasformazione nel giro di un paio d’anni. Pensa un po’…

Non volendo contribuire a questo decadimento, sto seriamente pensando di sospendere tutti i miei accout di qualsiasi network che preveda l’istantaneità e la brevità della risposta. Ho bisogno di potermi permettere del tempo per generare qualche sana riflessione.

In questo periodo siamo tutti e due particolarmente impegnati. Volendola dire tutta, siamo stati letteralmente travolti da cose da fare senza preavviso e senza, allo stesso tempo, vedere luci credibili all’orizzonte. Un certo sentimento di inadeguatezza rispetto ai propri incarichi sta sempre lì dietro l’angolo e ci infastidisce un po’. Finora non abbiamo trovato una soluzione da adottare per compensare tutto questo (se non fregarsene di tutto e tutti ma, purtroppo, proprio non è nelle nostre corde) e quindi continuiamo a fare del nostro meglio (si fa per dire). ù

Ovviamente sempre amara tanta!

Beh, il tempo per pianificare le vacanze (sempre più indispensabili!) non ce lo facciamo mancare, quindi possiamo dire che siamo “busy” da qui all’autunno.

Toscana.

I vostri (amati) PerSpa si stanno godendo tre giorni di assoluto relax qui, immersi in un assoluto e denso silenzio, tra lepri che saltellano, fagiani che attraversano la strada, rane canterine e profumo di erba tagliata. No volera tornara maia!

Pizzino remoto.

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Stamattina ricevo:

L’amore tuo adorato
il pizzino non si è dimenticato.
E’ da tanto che non lascia
un biglietto al suo amato.
E adesso che è lontano
e la carta non può usare
il pizzino manda uguale
col suo amato cellulare.

Lo avrà scritto in frettissima, magari camminando, perché lo avevo appena sentito un minuto prima al telefono. Questa volta i ruoli si sono invertiti e quello che è partito per lavoro è lui mentre io sono a casa solo soletto (ma Gattinobbbeo c’è). Ed è la prima volta da quando stiamo insieme che resto a casa da solo. Mi sento vagamento ridicolo: ridicolo perché senza una valida ragione quest’assenza ha effetti inaspettati. Vago per la casa come se fossi un ospite, nell’attesa che succeda qualcosa, e non so prendere decisioni anche banali, come quando sedersi a tavola per mangiare o quando uscire a buttare l’immondizia. Penso: guarda un po’ come mi sono ridotto! Proprio io, che fino a qualche tempo fa pensavo che mai avrei potuto avere una storia realmente seria, realmente duratura, così mielosa e intensa. E invece, mai dire mai.

La realtà è che ora vedo con chiarezza il vuoto della vita di prima e provo la sensazione del “pericolo scampato”. Per fortuna che adesso è diverso e mi basta indirizzare per bene il mio pensiero per sentire un forte calore al petto e il sollievo che sanno dare le cose davvero importanti.

[Insomma, amoa mia che leggera, tonnara pesto e comportara bena. Io e Gattinobbbeo ti tenera calduccio il posto su ddivana e preparare buona cena pe' tuo ritorno veneddì. Cena grassa e sostanziosa, cetto.]

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Primavera 2010.

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Non ci può essere nessun vero inizio di primavera senza una piccola gitarella fuori porta. Di quelle semplici, organizzate senza alcuna pretesa ma che ci danno l’occasione di dire tantissime scemenze e di sentirci tanto tanto leggeri.


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Gattinobbbeo e la sua pasta.

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Ecco qua Gattinobbbeo e la sua attività preferita: fare “la pasta”. Qualche tempo fa è apparso chiaro che per molti non fosse chiaro il significato di questo termine. Ecco allora un video che mostra questa passione segreta del gatto non nostro ma che ci ha eletti come padroncini. (Lo so, la mia pancia flaccida non ne esce esaltata ma a Gattinobbeo piace così!)

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Manciate di spuma di mare.

Canzone giusta nel momento giusto.

Una di quelle che mi sanno dire cose di cui ho bisogno anche quando non sto attento alle parole.

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