Essemmesse.

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Ciao papà Spa. Dove sei? Papà Per dice che sei lontano lontano per lavoro…ma quando torni innemìa?
Ho mangiato la mia pappa e adesso sto facendo un pò di pasta su papà Per, così lo convinco a darmi un’altra busta di bocconcini!
Tu mi mancata tanta! E tu mancara anche a Gattinorosso che sta studiando una strategia per salire sulla tua schiena, come piace a lui, e non scendere mai più!
In attesa di rivederti, ti mando tanti bacetti.

Gattinobbeo.
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Febbraio.

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Il grande freddo è arrivato. E questa volta è arrivato sul serio. Me ne sono accorto questa mattina quando, prima di partire con matilde verso una nuova mirabilante giornata di lavoro, ho dovuto accendere i riscaldamenti al massimo e aspettare che il ghiaccio sul parabrezza si sciogliesse. Ai dieci minuti di cui sopra si aggiunga un pò di ghiaccio sulle strade, il traffico tipico del lunedì mattina e la stupidità media della popolazione automobilistica italiana e il ritardo è servito. Stamattina quindi niente caffè, niente lento risveglio dei neuroni, niente chiacchiere rilassanti tra colleghi. Solo correre, correre, correre.

E’ da un pò che non facciamo altro. Tanto che sempre più spesso ci si ritrova a guardarsi negli occhi e dirsi “ma ne vale la pena?!”. L’idea di vivere tutta una vita lavorativa di corsa, verso obiettivi fissati da qualcun altro, ci porta sempre più spesso a pensare che forse l’idea del ristorante siculo-veneto-napoletano un pò cioccolateria e un pò libreria non è poi così male.

Così abbiamo deciso: fissiamo una deadline. Un paio d’anni per riflettere ben bene, fare due conticini, mettere da parte un pò di risparmi e poi chissà. Chissà che magari non si riesca a inventarsi qualcosa o che, passato questo momento difficile, non si riesca a ritrovare la voglia di lavorare “alle dipendenze di”, ché alla fine della fiera ha anche i suoi vantaggi.

Per distrarci da tali gravose riflessioni, abbiamo deciso di dedicare il weekend appena trascorso allo studio dello spagnolo. In particolare, ci siamo dati alla lettura di due libelli facili facili con tanto di cd audio da ascoltare. Siamo diventati bravini! E visto che non c’è corso di lingua che non si concluda con un esame pratico sul posto, abbiamo deciso che, approfittando di un viaggio di lavoro dell’amore mio,  passeremo il prossimo weekend in visita a Madrid mangiando tortillas, patatas bravas, calamares y napolitanes!

L’amore mio è appena tornato a casa con due buonissime pizze napoletane per la cena. E’ una grande sorpresa! Nel caso non lo sapeste, infatti, potrei rinunciare a tutto ma non a una pizza almeno a settimana! Come dice Spa, io ho due neuroni in tutto di cui uno dedicato solo alla pizza.

Bacetti bei.
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24 gennaio 2010.

Buona sera!

Sì, siamo spariti da un po’. Senza una speciale ragione. Semplicemente questo gennaio si sta svolgendo all’insegna di una certa “asocialità“, anche rivolta al mondo virtuale che ci circonda, e che ci fa preferire il calduccio della nostra casetta e il plaid sul divano A qualsiasi altra cosa. Blockbuster, inoltre, ringazia.

Unica eccezione si è vista ieri: nel pomeriggio siamo andati a visitare l’Ara Pacis e l’annessa mostra sul design italiano del ‘900 mentre la sera siamo andati a vedere “A Single Man”. Sala piena, pochissima presenza di finocchi, nessun commento tra il pubblico di fronte a immagini esplicitamente omo: chissà, si staranno abituando. Giudizio sul film? Un parere definitivo ancora non ce l’abbiamo. Sicuramente fatto molto bene, con alcuni spunti interessanti, anche se avrebbe potuto svilupparsi in maniera più consistente. Una cosa però è certa: non siam contenti se nei film (e nei libri) a tematica non c’è sempre il morto di mezzo (in questo caso due). E’ triste a dirsi ma è come se, per arrivare a trattare dei sentimenti, dell’amore, distinguendo implicitamente dalla pura e più banale sessualità, si debba passare sempre dal più tragico dei fatti. E’ come se fosse lasciato al dolore provato da chi sopravvive il compito di dimostrare che quel rapporto che c’era prima, e ora non c’è più, era meritevole di un certo rispetto da parte di tutti. La morte accomuna gli amori “normali” a quelli “anormali”.

Così siamo usciti dal cinema un pochetto tristi ma molto innamorati!

Come cercavo di dire all’inizio, in questo periodo abbiamo entrambi la mente un po’ persa su pensieri vari: dal lavoro di Per che forse sta cambiando, dal mio che si fa complesso e un interrogativo si fa sempre più pressante: come fare a passare molto più tempo assieme, in un’attività che ci faccia sentire davvero realizzati, in una città meno complessa? Forse solo una vincita alla lotteria potrebbe qualcosa…

Fondamentalmente, ci manca una vacanza all’orizzonte!

Post Natale.

Ora che i cenoni, i pranzoni, i santostefanoni e tutte le mille abbuffate legate al Natale sono passate, le varie lucine sparse per casa mi mettono una certa malinconia. Da un momento all’altro sono passate dall’essere un simbolo di relax e tradizionalissima vita domestina a degli oggetti un po’ fuori luogo. Per farla semplice: più le guardo e più penso a dove mai troverò il posto per immagazzinarle in attesa dell’anno venturo.

Ieri sera la Per-Famiglia è tornata in quel di Palermo e oggi Per è già al lavoro. Inutile dire che in questi giorni abbiamo mangiato tantissimo ma anche siamo stati benissimo. Forse uno dei natali più sereni degli ultimi anni. Del resto è il primo che io e l’ammmore mio passiamo assieme. Anche se il tempo è stato un po’ inclemente, siamo riusciti comunque a uscire di casa praticamente ogni giorno e a fare quella che per chi ci vede deve apparire come una grande-famiglia-di-quelle-che-non-ci-sono-più: due genitori e tre figli, per giunta grandi, in giro assieme.

Ora, grazie al prezioso intervento di papà-Per e alle sue dote artigianal-tecniche, la nostra televisione ha ricominciato a mostrarci tutti i canali ‘ché, voi non lo sapete, ma a Roma e dintorni il passaggio al digitale terrestre è stato fatto coi piedi e ancora qualche canele è missing: per essere perfetti servirebbe mettere sul tetto tipo quattro antenne più tutta una serie di scatole e scatoline che non so bene descrivere.

Domani, invece, partiamo per il nord. In macchina, con sto tecnico (nanne) a Firenze, per poi partire e arrivare il 31 in  tarda mattinata. Messaggio pe’ l’amore mio: lo sai che avremo sei ore da passare chiaccherando in continuazione? Sei feìce? (non è un errore di battituta, si dice così)

PerSpa Noël

buon-natale2

Il PerSpa Noël sta trascorrendo sereno, accompagnato dalle lucine bianche dell’albero di Natale e da una bottiglia di buon vino. I regali sono stati tutti aperti ieri notte, alla mezzanotte, come da tradizione. Il sottoscritto ha anche bevuto un pò troppo vino e detto qualche scemenza di troppo che ha causato l’ilarità di tutti i commensali, ma tant’è.
Adesso si ricomincia a cucinare per il menu del pranzo, che per vostra informazione vi riporto:

ANTIPASTI
- Patatine, salatini e snack;
- Cocktail di gamberi;
- Salmone e Pesce spada affumicato;
- Panzerotti di ricotta e spinaci;

PRIMO
- Lasagne tradizionali al forno;

SECONDO
- Involtini siciliani di carne;
- Insalata

DOLCE
- Cassata

Tanti auguri per un sereno natale a tutti i nostri amatissimi amici e lettori dalla famiglia PerSpa.

Question time: la soluzione.

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Question time.

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olio

Pevvoi!

Cosa frigge in pentola?

  • Tanto amoe. (38%, 13 Votes)
  • Gattinobbeo. (35%, 12 Votes)
  • Il nano. (12%, 4 Votes)
  • L'elittica. (9%, 3 Votes)
  • Non sa / Non risponde. (6%, 2 Votes)

Total Voters: 34

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A presto la soluzione (con video)!

Casa di Natale.

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Carissimi, finalmente eccovi qua le foto di come la nostra umile dimora si è trasformata per le prossime festività sotto l’attenta (e sfinente) guida del nostro direttore artistico: il signor Per!

Solo ieri abbiamo finito di decorare l’albero, che come vedrete non ha addosso banali palle di natale rosse di plastica made in China, ma più rustici biscotti allo zenzero & cannella che solo ieri sera a mezzanotte abbiamo finito di sfornare. Il risultato ci piace parecchio.

Ora abbiamo tutte le stanze del piano terra rivestiste di lucine di natale (quest’anno dominano i LED per essere precisi…) che corrono di qua e di là, sopra e sotto le librerie. Non potevano mancare i cuori a catena perché, si sa, siamo mielosi all’inverosimile. Sapete sopportarci, no?

Ecco a voi le foto! (abbiamo adottato un nuovo sistema Java per lo slideshow… fateci sapere se qualcosa non funziona!)

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Mercatini & Co.

Siamo tornati entusiasti dall’esperienza Alto Adige (detto anche Sud Tirol). Possiamo dire che è andato tutto bene, salvo un po’ (è un eufemismo) di traffico al ritorno: mezza Italia, evidentemente, aveva deciso di vedere i mercatini di Natale. Così, al ritorno, abbiamo dimostrato di essere dei campioni di intermodalità nei trasporti: nel giro di alcune ore abbia usato un’auto, un treno, un taxi, un aereo e ancora un’altra auto.
Ricapitolando e andando con ordine: venerdì abbiamo passato una piacevole serata con le gambe sotto un tavolo della “Taverna di Via Stella“, sapientemente suggerita da Alebino, delizioso posticino che suggerisco davvero di provare che vi capiterà di passare per Verona. L’abbiamo trovata una città molto piacevole ed elegante nella quale non ci dispiacere vivere. Certo, l’albergatore, nella persona del portiere di notte, si è un po’ stupito della nostra prenotazione di un letto matrimoniale e non di due singoli, ma si è abituato in fretta, e il giorno dopo, al suo posto alla reception c’era un caro figliuolo che al 99% era dei nostri.

Sabato mattina, intorno alle 11, i Ragazzi sono passati a prenderci e nel primo pomeriggio già stavamo vagando tra le dolomiti. Per era un po’ in ansia per l’albergo, che aveva scelto lui in quasi totale autonomia, ma tutte le sue preoccupazioni se ne sono andate appena arrivato qui e soprattutto subito dopo aver capito che una sauna calda e un bagno turco ci aspettavano al piano seminterrato. Abbiamo passato praticamente tutto il pomeriggio del sabato e la mattina della domenica nella spa che era tutta per noi, con tanto di brava massaggiatrice, Erika, che ha fatto tornare al mondo le nostre ormai stanche e vecchie membra.

Ovviamente da lì siamo anche usciti qualche volta, del resto l’obiettivo ufficiale del viaggetto era quello di visitare i mercatini di natale sudtirolesi. E, infatti, siamo passati per Merano, Bressanone, Bolzano e Glorenza. Di tutti, quello che forse più abbiamo apprezzato è stato proprio quest’ultimo: Glorenza è un paesino di ottocento anime, circondato interamente da alte mura, nel quale si organizza un mercatino che dura solo un paio di giorni e frequentato esclusivamente da locali. Nessun turista, o quasi, e tanti prodotti veramente locali che ormai si fa fatica a trovare in altri luoghi più rinomati come Merano. Bressanone, invece, ci è piaciuta come città: ben tenuta, colorata, viva.

Passando al cibo, è inutile dire che non ci siamo trattenuti. L’amore mio si è innamorato dei canderli e ora li vede ovunque e li vorrebbe fare in ogni momento. Per ora li ho “prenotati” a mia madre, che li sa fare, visto che per capodanno saremo ancora su dai miei, anche se a mia madre non ho detto che temo non riuscità a farli mai squisiti come quelli che, per ben due volte, questo ristorante (che è anche un bellissimo albergo) ci ha regalato.

 

 

Benvenuto al nano.

Diamo ufficialmente il benvenuto in casa PerSpa al nano. Il nano non è una persona (e neppure un politico). Il nano è il nuovo albero di natale (di plastica). Il suo nome deriva dai desideri infranti del buon Per. E’ da quanto è nato che mira a trascorrere un natale sotto un albero alto almento due metri e quaranta. Desiderio che viene puntualmente distrutto dalla triste realtà. E tutta questa delusione si è accentuata da quando ha avuto la sventura di venire a vivere inne mìa, che sono munito di una casa ma non di una reggia.
Così anche quest’anno, dovendo sostituire il nano degli anni scorsi, che si è rotto (forse per i turbamenti derivanti dal fatto di essersi sempre sentito rifiutato, sono cominciate le discussioni sulle misure del futuro albero. Sono servite due settimane di trattative serrate per giungere all’acquisto finale: un coso verde, con le pigne marroni (che toglierò con la forza), alto solo un metro e cinquanta. Insomma, q.b., come si dice per le ricette. Per è ancora accucciato in un angolo a piangere.
Quello che verrà sarà il primo natale che passeremo assieme. Gli ultimi tre sono passati in case separate a un migliatio di chilometri di distanza. Così, oltre all’albero, che finiva per essere acceso solo qualche giorno, quest’anno abbiamo deciso di trasformare la casupola che ci ospita nella casa di babbo di natale. Insomma, abbiamo svaligiato Ikea, Leroy Merlin e Bricocenter. Abbiamo sacchetti ovunque pieni di luci, candele, lanterne, stelle filanti e stelle di natale finte. Già qualcosa è stato messo al suo posto ma il lavoro grosso verrà nel weekend.
Promettiamo fotine belle very soon.
Vado a dormire.

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